Mancati pagamenti, come difendersi
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I ritardi nei pagamenti arrecano danni soprattutto alle piccole e medie imprese. In Europa, almeno un fallimento su quattro è dovuto proprio a ritardi nei pagamenti; queste inadempienze per ritardi di pagamento causano ogni anno perdite di crediti per decine di miliardi di euro, che vanno in fumo per fallimenti a catena.
Secondo una stima fatta dalla Commissione Ue nel 2000 il 25% dei fallimenti delle aziende comunitarie, sono causati da ritardi nei saldi delle fatture con la perdita di circa 450mila posti di lavoro. Molte piccole-medie imprese infatti potrebbero esportare più prodotti o emergere significativamente sul mercato mondiale se solo i loro debitori fossero puntuali nel pagamento delle fatture.
A rischio sono soprattutto le imprese a maggiore intensità lavorativa (labour intensive), sulle quali il ritardo nei pagamenti incide primariamente sulla vitalità dell’impresa e sulle capacità di sviluppo e di investimento, con effetti sull’occupazione e sui diritti salariali dei lavoratori. Se in Europa la situazione è questa, l’Italia è maglia nera e batte ogni ragionevole record: da noi enti locali ed aziende pubbliche pagano in media con un anno di ritardo.
Cosa succede quando si verificano ritardi nei pagamenti? Come deve reagire un’impresa a questa inadempienza?
Perché i compratori non pagano?
Non pagare i fornitori è la conseguenza di un problema che può dipendere da diversi fattori molto comuni tra le aziende:
> i consumi a rilento dovuti ad una situazione di un mercato in crisi
> l’invenduto di una grossa quantità di merce
> l’utilizzo di più fornitori da parte delle grandi imprese. Secondo Unioncamere più aumenta la base dei fornitori con cui le impresa tratta, più aumentano le dilazioni di pagamento.
> Al contrario, nei rapporti commerciali con pochi fornitori i tempi di pagamento sono più brevi. D’altro canto per le Pmi è impossibile sperare che le grandi imprese cambino rotta, visto che un’ampia base di fornitori garantisce una maggiore negoziazione.
Quali rischi e come difendersi dai ritardi di pagamento
Spesso le imprese per mantenere e aumentare le vendite concedono credito al cliente, ma non è sempre la tecnica più adatta da applicare. Infatti, se è pur vero che una maggiore dilazione di pagamento può attirare nuovi clienti, non si può certo ignorare che ciò abbia notevoli ripercussioni all’interno dell’azienda in particolare sull’aumento dei costi. L’impresa per potersi difendere dai ritardi di pagamento dovrebbe saper gestire il credito in maniera efficiente e attenta. Anche la prudenza e una piccola dose di diffidenza nei confronti dei clienti non guasta. Non deve mai mancare inoltre la richiesta di garanzia nell’utilizzo degli strumenti di gestione del credito.
I rischi
La concessione di credito genera un rischio legato a due variabili:
> rischio di insolvenza
> rischio di ritardato pagamento
A loro volta questi rischi generano dei costi legati alla:
> gestione e recupero del credito
> dilazione di pagamento
Cosa fare allora? Quali difese adottare?
Le soluzioni:
Soluzioni aziendali: ogni azienda dispone di propri mezzi difensivi per il recupero dei crediti. Tra i più evoluti c’è:
l’utilizzo di sistemi automatizzati per la gestione dei crediti. Questi sistemi consentono di eliminare quanto più possibile i supporti cartacei ed elaborare tutto tramite l’uso di pc. La gestione del lavoro è ottimizzata tramite scadenzari ed avvisi, scambio dati tra operatori di vari settori e/o uffici legali, schede riepilogative, statistiche e possibilità di allegare qualsiasi tipo di documento. Tutto è automatizzato: dalle procedure di controllo delle scadenze, gestione degli incassi, valutazione rischio ed esposizione di un cliente, solleciti telefonici, recupero giudiziale ed extragiudiziale, gestione avvocati, generazione di report e statistiche.
Tra le soluzioni più tradizionali rientrano:
> il contatto telefonico con il debitore per il recupero dell’insoluto
> i solleciti tramite l’invio di messaggi (via fax, via e-mail, per posta)
> la lettera di sollecito: è lo strumento attraverso il quale il debitore viene “messo in mora” e, in molti casi, paga subito quanto dovuto o, quanto meno, si rende disponibile ad una soluzione bonaria della questione
la suddivisione il credito (rateizzazione)
> i deterrenti psicologici
> l’accordo. Concordare un programma di pagamento/conciliazione con il debitore
> l’azione legale. Qualora il debitore non dia seguito alla lettera di sollecito, dimostrando la propria indisponibilità a pagare o, quanto meno, a raggiungere un accordo (conciliazione), l’impresa, potrà intraprendere un’azione legale nei confronti del debitore.
strong>La legge: prevede degli strumenti per gestire e garantire il pagamento dei crediti. Con il decreto n 231/2002 si tenta di dissuadere coloro che ritardano il pagamento applicando alti interessi di mora. Secondo il decreto, infatti, i debitori che non rispettano i termini di pagamento fissati nelle transazioni commerciali, saranno obbligati a corrispondere gli interessi dal giorno successivo alla scadenza concordata, o se non prevista, dopo 30 giorni dal ricevimento della fattura. Gli interessi scatteranno automaticamente e senza bisogno che il creditore manifesti in forma scritta l’intenzione di entrare in possesso del proprio credito, e saranno calcolati sulla base della percentuale fissata dalla Banca Centrale Europea. Il creditore pertanto ha diritto alla corresponsione degli interessi moratori e al risarcimento dei costi sostenuti per il recupero delle somme non corrisposte, salvo nel caso in cui il debitore riesca a provare che il ritardo nel pagamento è stato determinato dall’impossibilità della prestazione per cause a lui non imputabili.
Prevenzione: Prevenire è meglio che curare. Quando si concede credito le imprese devono valutare più aspetti di vitale importanza (i rischi e relativi costi) se non vogliono rischiare di perdere una grossa quantità di denaro:
> condurre delle ricerche sul grado di affidabilità e di solvibilità del cliente al fine di poter valutare l’eventualità di inadempienza;
> stipulare per iscritto ogni patto con la controparte, predisponendo i documenti idonei a tutelare il proprio interesse;
> predisporre un adeguato e sicuro strumento di pagamento che garantisca l’incasso della somma pattuita.
> gestire il credito in maniera personalizzata per ogni cliente.
Inoltre può essere utile ricercare informazioni dell’azienda debitrice consultando i seguenti documenti:
> il bilancio
> le referenze bancarie
> le referenze commerciali
Ricorda che…
“le informazioni, per quanto attendibili, non garantiscono mai l’operatore, ma servono ad orientarlo e a valutare, con dati alla mano, se e fino a quando esporsi nei confronti del cliente”
La gestione del credito: esistono strumenti per la gestione del credito che, se ben utilizzati, possono diventare preziosi alleati per evitare l’insorgenza di crisi di liquidità.
La cessione: l’impresa può garantirsi un recupero parziale del credito attraverso la stipulazione di un contratto di cessione del credito (artt. 1260 ? 1267 del Codice civile). Con questo contratto l’imprenditore cede il proprio credito a un terzo (di solito una società recupero crediti), il quale si assume il rischio del mancato pagamento da parte del debitore.
La formula più utilizzata è quella detta ‘Pro soluto’ ovvero quando il cedente non deve rispondere dell’eventuale inadempienza (solvibilità) del debitore. Chi acquisisce il credito e il rischio di insolvenza non lo fa gratuitamente, ma si fa pagare, nel senso che corrisponde all’imprenditore una somma (mediamente attorno a una percentuale del 20-30%) inferiore al valore del credito nominale acquistato. Con la cessione del credito l’impresa subisce un danno in quanto registra un minor incasso ma può disporre subito di liquidità senza dover aspettare e sopportare ulteriori tempi.
Ricorda che…
“esiste anche la formula Pro solvendo ovvero quando il cedente risponde dell’eventuale inadempienza del debitore. In questa ipotesi il contratto per l’imprenditore è meno oneroso, anche se l’impresa cedente risponderà degli interessi legali e delle spese giudiziali per ottenere l’esecuzione del credito.
Il factoring: è un contratto che prevede la cessione dei crediti commerciali da una impresa ad una società di factoring che gestirà tali crediti fino all’avvenuta riscossione, garantendo talvolta all’impresa anche il buon fine di una certa parte dell’operazione. Inoltre la società di factoring si impegna a fornire determinati servizi che, solitamente, si realizzano nel finanziamento dell’impresa mediamente il pagamento anticipato dei crediti. Può essere inoltre previsto che il Factor anticipi all’impresa una parte dei crediti, prima dell’avvenuta riscossione. Mediamente, la percentuale di anticipazione si aggira solitamente intorno all’80%, raggiungendo in alcuni casi anche il 100% del credito stesso.
Occhio alla differenza?
La cessione è il finanziamento erogato dalla banca sia nella forma del pagamento dei crediti già maturati, ma non riscossi, sia del pagamento dei crediti non ancora scaduti.
Il ricorso al contratto di factoring è limitato solo alla cessione di crediti pecuniari effettuata da un imprenditore in favore di società in grado di offrire particolari garanzie dal punto di vista patrimoniale e professionale.
Lo sconto: è il contratto con il quale una banca anticipa al cliente l’importo di un credito, non ancora scaduto, attraverso la cessione, salvo buon fine, del credito stesso. Vanno considerati con particolare attenzione due elementi: il pagamento degli interessi e la clausola ’salvo buon fine’. Per quanto riguarda gli interessi, va detto che il tasso varia in base a quanto la banca giudica affidabile la società debitrice.
La clausola “salvo buon fine” sta a significare che in caso di insolvenza del debitore, l’impresa che ha effettuato l’operazione di sconto deve versare alla banca quanto dovuto. Un’operazione che deve essere utilizzata dall’impresa con molta attenzione, verificando l’affidabilità della società debitrice. Infatti, se quest’ultima non paga, l’impresa si vedrà costretta, dopo aver pagato gli interessi, a restituire il conto versatole dalla banca.
Credit manager: per ogni impresa o attività commerciale un modo utile per affrontare il problema dei pagamenti sarebbe quello di avere al proprio fianco un credit manager, ovvero un professionista in grado di seguire tutte le fasi della formazione del credito - dalla nascita alla scadenza - capace di muoversi in anticipo (i crediti giovani hanno un’alta possibilità di soluzione pregiudiziale) e di utilizzare tutti gli strumenti di garanzia previsti dalla legge. Sebbene sia una figura più facilmente utilizzata da imprese medio-grandi, anche alle piccole potrebbe giovare del supporto di un esperto.
Fonte: La Stampa Educational



