27
Maggio
2010
Negli ultimi anni le proiezioni economiche sono divenute incerte, come dimostra il protrarsi della crisi: gli insoluti relativi a vendite a credito sono in aumento e anche i gestori più agguerriti sono sorpresi da fallimenti di aziende che ritenevano al di sopra di ogni sospetto.
Le statistiche dimostrano che più di una azienda fallisce a seguito del mancato pagamento da parte dei suoi debitori: il rischio di credito è quindi divenuto una delle principali preoccupazioni di ogni Imprenditore. Contemporaneamente, a seguito del rallentamento dell’economia, in numerosi Paesi Europei, la percentuale dei fallimenti sta andando verso uno dei suoi più alti livelli, dopo quasi un decennio. Analizzando le cause di tale fenomeno emergono dati sorprendenti: quasi il 50% delle Aziende fallisce per problematiche dirette o indirette, legate alla gestione del Credito; di queste, il 21% per insolvenze da parte dei Clienti, l’11% per problematiche finanziarie, il 10% per una cattiva amministrazione; il 6% per cattiva gestione generale.
Solo l’8% dei fallimenti, a dispetto di quanto fanno emergere i media, è dovuto alla cattiva congiuntura economica. Leggi l’articolo »
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25
Maggio
2010
Non tutti i rischi vengono per nuocere: infatti, si possono trasformare in opportunità di business.
Non solo, una corretta gestione dei rischi permette di accedere più facilmente al credito.
Può il rischio trasformarsi in opportunità?
In un contesto di crescente competitività come quello odierno, la capacità di gestire il rischio risulta sempre più rilevante per le aziende, arrivando ad assumere un’importanza strategica e trasformandosi in un vantaggio competitivo. Ma come è possibile?
Tradizionalmente il rischio viene visto come una minaccia, cui rispondere esclusivamente con misure tese ad aumentare la sicurezza: tanto per fare alcuni esempi, si va dall’incendio degli stabilimenti al furto delle merci, dagli infortuni del personale ai danni a terzi, all’interruzione di attività di uno o più stabilimenti.
Negli ultimi anni, invece, va affermandosi sempre più una visione che vede il rischio anche come un’opportunità da cogliere, perché potenzialmente capace di generare valore. Leggi l’articolo »
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20
Maggio
2010
“Non bastano i numeri per giudicare l’Italia”: è quanto ha dichiarato Massimo Ponzellini, presidente della Banca Popolare di Milano, ospite a Focus Economia su Radio 24. «Le agenzie di rating sono come la Guida Michelin: danno le stelle solo a quei ristoranti che offrono il pasto. E non è questo il meccanismo con cui devono andare avanti. È impensabile che le persone che danno il rating all’Italia stiano in un ufficio a Francoforte senza sapere nulla di quello che succede in Italia, senza capire i pesi politici e le forze del paese. Allo stesso tempo - ha continuato il presidente della Bpm - bisogna tener presente che grandi agenzie di rating come Moody’s o Standard & Poor’s hanno per tutte le aziende e le banche italiane circa 20-22 persone sul territorio. Quindi hanno anche una capacità di analisi che è basata su numeri e dati che in qualche modo devono interpretare. Non si può dai numeri desumere una realtà così complessa e capace come quella dell’Italia», ha aggiunto Ponzellini nell’intervista a Radio 24.
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18
Maggio
2010
È stata presentata dall’ABI, l’Associazione Bancaria Italiana, la guida “Conoscere il Rating”, realizzata dalla stessa ABI e dalle altre Associazioni di impresa che fanno parte dell’Osservatorio Permanente sui rapporti banche-imprese. Il Direttore Generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, alla presentazione della guida, ha dichiarato: “Siamo testimoni di una crisi profonda che richiede comunicazione e dialogo quotidiano tra banche e imprese e un comune impegno con l’obiettivo di far recuperare competitività e crescita al Paese. Anche per questo, in una situazione come quella attuale, il giudizio sull’affidabilità dell’impresa espresso dal rating non può essere solo il frutto di un’analisi quantitativa, ma deve essere anche il risultato congiunto della capacità dell’impresa di rappresentare e valorizzare le informazioni di natura qualitativa che la caratterizzano e della capacità della banca di utilizzare al meglio tali informazioni attraverso un rapporto aperto e costruttivo che alimenti la fiducia reciproca”.
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13
Maggio
2010
Le Aziende che pagano puntualmente sono solo il 43,7% del totale. E’ quanto emerge da una recente indagine sul credito, i cui risultati saranno presentati domani in un Convegno del Sole24ore: nel triennio appena passato la situazione pagamenti è peggiorata, le Pmi si comportano meglio dei big e il Mezzogiorno è un’area più morosa rispetto alle altre aree italiane. Nel 2009 l’Italia, pur continuando a posizionarsi nelle classi peggiori in termini di rispetto dei tempi di pagamento, ha accusato solo una lieve flessione mentre altri paesi del Mediterraneo, come Spagna e Portogallo, hanno accusato un deterioramento significativo nelle abitudini di pagamento medie. In particolare il Portogallo chiude la classifica dei paesi analizzati con solo il 50% di aziende virtuose.
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